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Prolasso valvola mitrale: cos'è e quando preoccuparsi

Cardiologo che esegue un ecocardiogramma per valutare il prolasso della valvola mitrale
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Ti hanno detto che hai un prolasso della valvola mitrale e non sai bene cosa significa. Magari l'hanno scoperto per caso durante un controllo, o il medico ha sentito un soffio al cuore e ti ha mandato a fare un ecocardiogramma.

La prima cosa da sapere è che nella maggior parte dei casi si tratta di una condizione benigna, che non richiede trattamento e non cambia la qualità della vita. Ma capire esattamente di cosa si tratta, perché viene monitorata e quando invece richiede attenzione è importante per smettere di preoccuparsi nel modo sbagliato.

Il prolasso della valvola mitrale è una delle condizioni cardiache più comuni nella popolazione generale. Si stima che interessi tra il 2 e il 3% degli adulti, con una prevalenza leggermente maggiore nelle donne. Eppure è ancora circondata da molta confusione, in parte perché il nome suona grave, in parte perché i sintomi, quando ci sono, si sovrappongono a quelli dell'ansia e dello stress.

Cos'è la valvola mitrale e come funziona

Il cuore ha quattro camere: due superiori, chiamate atri, e due inferiori, chiamate ventricoli. La valvola mitrale si trova tra l'atrio sinistro e il ventricolo sinistro, cioè tra le due camere del lato che pompa il sangue verso il corpo. Il suo compito è semplice ma essenziale: aprirsi quando il sangue deve passare dall'atrio al ventricolo, e chiudersi ermeticamente quando il ventricolo si contrae per spingere il sangue verso l'aorta. Funziona come una porta a senso unico.

La valvola mitrale è composta da due lembi, cioè due "alette" di tessuto fibro-elastico, sorretto da strutture chiamate corde tendinee, che la tengono ancorata alla parete del ventricolo. Quando tutto funziona correttamente, i due lembi si chiudono perfettamente a ogni battito, senza lasciare spazio al sangue di tornare indietro.

Cosa succede nel prolasso

Nel prolasso valvolare mitralico, uno o entrambi i lembi della valvola sono leggermente più grandi o più flessibili del normale. Quando il ventricolo si contrae, invece di chiudersi in piano, uno o entrambi i lembi si "gonfiano" verso l'alto, nella direzione dell'atrio sinistro, come un ombrello che si rovescia con il vento. Questo movimento anomalo è il prolasso.

Nella maggior parte dei casi questo spostamento non causa problemi: la valvola si chiude comunque in modo sufficiente e il sangue non refluisce. In una minoranza di casi, però, il prolasso è accompagnato da una perdita di tenuta, cioè una piccola quantità di sangue torna indietro dall'ventricolo all'atrio durante ogni battito. Questa condizione si chiama insufficienza mitralica, e il suo grado, da lieve a severo, è quello che determina se e quanto la situazione richiede attenzione.

Prolasso valvola mitrale: sintomi e come si manifesta

La maggioranza delle persone con prolasso della valvola mitrale non avverte nulla. La condizione viene scoperta per caso, durante una visita in cui il medico ausculta un caratteristico soffio cardiaco o un "click" sistolico, cioè un suono aggiuntivo che si sente in un punto preciso del ciclo cardiaco. È la firma acustica del lembo che si sposta.

Sintomi del prolasso mitrale: cosa possono avvertire alcuni pazienti

Una parte delle persone con prolasso mitrale riferisce sintomi che, da soli, non permettono di fare diagnosi ma che spingono a fare accertamenti:

  • Palpitazioni o cardiopalmo, cioè la percezione del battito cardiaco, spesso descritta come "tuffi" o battiti irregolari
  • Dolore al petto atipico, cioè diverso dal classico dolore da sforzo: spesso è un fastidio puntiforme, a riposo, che non segue lo schema dell'angina
  • Senso di affanno sproporzionato allo sforzo, soprattutto nelle forme con insufficienza mitralica significativa
  • Stanchezza o senso di spossatezza
  • Raramente, capogiri o sensazione di testa leggera

È importante sottolineare che questi sintomi sono aspecifici, cioè possono avere molte cause diverse, e che la loro presenza non indica necessariamente che il prolasso sia grave. In molti casi compaiono in forme di prolasso del tutto benigne, e possono essere amplificati dall'ansia che spesso accompagna la diagnosi.

Come si diagnostica il prolasso della valvola mitrale

Il percorso diagnostico inizia quasi sempre dalla visita cardiologica. Il medico ausculta il cuore con lo stetoscopio: il click sistolico seguito da un soffio è un segnale clinico molto caratteristico che orienta subito verso il prolasso. Ma la diagnosi di certezza si fa con l'ecocardiogramma.

Il ruolo dell'ecocardiogramma

L'ecocardiogramma, cioè l'ecografia del cuore, è l'esame di riferimento per il prolasso valvolare mitralico. Permette di vedere i lembi della valvola in movimento, misurare di quanto si spostano, e soprattutto valutare se c'è insufficienza mitralica e di che entità. È un esame non invasivo, indolore, che non richiede preparazione particolare. In CardioLab è disponibile nell'ambito della valutazione delle patologie valvolari.

In base al referto dell'ecocardiogramma, il cardiologo stabilisce se il prolasso è isolato e benigno, o se è accompagnato da un'insufficienza mitralica che richiede un follow-up più stretto. Questa distinzione è la più importante di tutto il percorso diagnostico.

Prolasso mitrale: quando è benigno e quando richiede follow-up

La grande maggioranza dei casi di prolasso della valvola mitrale rientra nella categoria "benigna": il prolasso c'è, ma i lembi si chiudono sufficientemente bene, non c'è insufficienza significativa, e il cuore funziona in modo normale. In questi casi non serve nessun trattamento, non ci sono restrizioni alle attività fisiche e la prognosi è ottima, sovrapponibile a quella della popolazione generale.

I casi che richiedono un monitoraggio più attento sono quelli con insufficienza mitralica di grado moderato o severo. In questi pazienti il cuore, nel tempo, deve lavorare di più per compensare il sangue che refluisce, e questo può portare a un progressivo allargamento delle camere cardiache. Il follow-up con ecocardiogramma periodico serve proprio a monitorare questa evoluzione e a intervenire, se necessario, prima che si verifichino danni irreversibili.

Quando si valuta l'intervento chirurgico

In una minoranza di casi, quando l'insufficienza mitralica è severa e il cuore inizia a dilatarsi o la funzione di pompa si riduce, può essere indicato un intervento per riparare o sostituire la valvola. La riparazione valvolare, cioè la plastica mitralica, è preferibile alla sostituzione quando tecnicamente possibile, perché conserva la valvola originale e ha risultati a lungo termine migliori. Si tratta però di situazioni che riguardano una piccola percentuale di pazienti e che si sviluppano lentamente nel corso degli anni, non improvvisamente.

Prolasso valvola mitrale e sport: si può fare attività fisica?

Nella forma benigna, cioè senza insufficienza mitralica significativa, il prolasso della valvola mitrale non è una controindicazione all'attività fisica. La grande maggioranza dei pazienti può fare sport senza limitazioni, compresi gli sport agonistici. Le linee guida europee di cardiologia dello sport indicano che l'idoneità sportiva va valutata caso per caso, ma che i prolassi isolati senza insufficienza e senza aritmie significative generalmente non la impediscono.

Chi ha un prolasso con insufficienza mitralica moderata o severa deve invece concordare con il cardiologo quale tipo di attività fisica è appropriato, con quale intensità e con quali precauzioni. Non è necessariamente un no allo sport, ma un sì condizionato a una valutazione individuale.

Prolasso valvola mitrale e gravidanza

Il prolasso della valvola mitrale nella forma benigna non rappresenta un problema in gravidanza. Le donne con questa diagnosi che non hanno insufficienza mitralica significativa portano avanti la gravidanza senza complicazioni legate alla valvola. Nei casi con insufficienza più importante, è opportuno un monitoraggio cardiologico durante la gestazione, che il ginecologo e il cardiologo gestiscono in modo coordinato.

Cosa fare se ti hanno diagnosticato un prolasso della valvola mitrale

Il primo passo è avere un quadro clinico chiaro. Se la diagnosi è arrivata da una visita generica o da un ECG, e non hai ancora fatto un ecocardiogramma, quello è l'esame da fare per capire esattamente di cosa si tratta e se il prolasso è accompagnato da insufficienza mitralica.

Se hai già un referto ecocardiografico ma non l'hai discusso con un cardiologo, una visita cardiologica completa serve a contestualizzare i dati, rispondere alle tue domande e stabilire se serve un follow-up periodico o se puoi semplicemente vivere senza pensarci. Nella maggior parte dei casi, la risposta è la seconda.

A CardioLab valutiamo le patologie valvolari, tra cui il prolasso mitrale, con ecocardiogramma e visita specialistica. L'obiettivo non è solo fare l'esame, ma restituire al paziente una risposta comprensibile su cosa ha, cosa non ha e cosa deve fare.

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Articolo revisionato da Dr. Vincenzo Cucci, Cardiologo interventista, CardioLab Martina Franca

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